La lunga guerra di Riyadh
contro gli Houthi

Per avere un quadro più chiaro della situazione in Yemen, è giocoforza citare il Comitato Speciale del Consiglio dei ministri saudita, l’organismo che gestisce la politica del regno nei confronti dello Yemen dal 1962. Riyadh creò il comitato nell’anno in cui gli ufficiali repubblicani, sostenuti dal presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, rovesciarono l’imamato zaydita yemenita, che durava da mille anni, e gli affidò il compito di gestire «tutte le questioni relative agli affari yemeniti». Il Comitato risponde direttamente all’Ufficio del primo ministro saudita (ne fa parte anche l’ambasciatore saudita a Sana’a). Il suo nome non compare in alcun mezzo di comunicazione ufficiale in nessuno dei due Paesi.
Il giornalista free lance Shuaib Almosawa scrive da Sana’a per Drop Site: «Per oltre mezzo secolo, il comitato speciale è stato il principale strumento del regno in Yemen. Ha contribuito a organizzare la strategia per il Paese e ha tenuto fascicoli individuali sugli sceicchi tribali, i leader religiosi, i comandanti militari e i politici yemeniti, sia di governo che di opposizione. Gestiva anche le indennità, ovvero gli assegni mensili versati per mantenere la lealtà di potenti yemeniti a Riyadh».
Drop Site pubblica una serie di cablogrammi e di documenti che mostrano come l’Arabia Saudita abbia cercato di emarginare e indebolire Ansarallah seminando divisioni nel nord dello Yemen, per poi scatenare una guerra totale che, in definitiva, non è riuscita a cacciare gli Houthi dal potere. Il Comitato Speciale opera tuttora come organo segreto dell’Arabia Saudita che gestisce le politiche del regno nei confronti dello Yemen.
Più conosciuti come Houthi, Ansarallah è nato da un movimento di rinascita tra gli zayditi dello Yemen, seguaci di una branca dell’Islam sciita che ha governato gli altipiani settentrionali per mille anni, fino al 1962. Lo zaydismo è più vicino, dal punto di vista dottrinale, alle quattro scuole giuridiche sunnite ortodosse che allo sciismo duodecimano iraniano, e all’inizio degli anni 2000 la maggior parte degli zayditi non aveva ancora aderito alla causa degli Houthi.
Il piano saudita è stato semplice fin dall’inizio: armare le tribù yemenite che combattono il movimento Houthi, la maggior parte delle quali ultraconservatrici aderenti alla scuola salafita di giurisprudenza islamica e istruite nella corrente wahhabita del regno; e creare una spaccatura tra Ansarallah e la più ampia comunità zaydita.
Il piano strategico che i documenti riservati ora confermano è alimentare la discordia tra gli Houthi e gli altri zayditi. I cablogrammi contribuiscono a far luce sulle macchinazioni di Riyadh in Yemen. Un attacco saudita a Sana’a all’inizio di questo mese ha scatenato rappresaglie da parte di Ansarallah, seguite da un blocco navale dichiarato contro l’Arabia Saudita nello stretto di Bab al-Mandab. Gli ultimi sviluppi minacciano di stravolgere completamente un cessate il fuoco in vigore da quattro anni, che potrebbe in ultima analisi contribuire a intensificare la guerra tra Stati Uniti e Iran. Le radici del conflitto tra Ansarallah e Riyadh si trovano in parte nei tentativi dell’Arabia Saudita di fomentare disordini interni in Yemen.



