Bollente

Se non cala la benzina
Trump perde le elezioni

Secondo i beninformati il presidente statunitense Donald Trump conta di abbassare i prezzi dei carburanti a livello nazionale prima delle elezioni di midterm di novembre. Oggi, gli americani sono arrabbiati e la rabbia si traduce in voti dati o tolti, per cui, allo stato attuale, è prevedibile una crescita di consensi per il Partito Democratico, con conseguente conquista della maggioranza dei seggi al Congresso. Un recente sondaggio dell’Associated Press ha registrato che soltanto il 17% degli adulti statunitensi approva la gestione della crisi del costo della vita da parte di Trump e appena il 26% appoggia la sua strategia economica complessiva.

L’American Automobile Association (AAA) dice che il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è superiore a 4 dollari al gallone, e il prezzo medio del diesel a livello nazionale è superiore a 6 dollari.

Giovedì scorso, Trump aveva scritto su Truth Social: «I prezzi sono molto più bassi rispetto a quelli che ci hanno lasciato Biden e i Democratici. È per questo che ho vinto le elezioni, e ora i prezzi stanno scendendo, RAPIDAMENTE. È colpa dei Democratici, non dei Repubblicani, ma ci stiamo lavorando!“.

Fra l’altro, Trump aveva minacciato di imporre un divieto di esportazione di gasolio statunitense se i Paesi europei, in particolare Francia e Germania, non avrebbero agito per alleggerire i costi globali dell’energia, anche attingendo alle proprie scorte di emergenza di gasolio. L’Europa importa circa 1,5 milioni di barili di gasolio al giorno, metà dei quali ad agosto sono arrivati dagli Stati Uniti.

E così, ieri, alcune delle nazioni più ricche del mondo hanno concordato di rilasciare 100 milioni di barili di gasolio e petrolio greggio dalle proprie riserve strategiche nei prossimi quattro mesi, nel tentativo di contenere l’impennata dei prezzi dei carburanti. Questa quantità equivale a circa un giorno di domanda globale di petrolio e include un rilascio consistente e immediato di gasolio entro i prossimi 20 giorni.

Saranno sufficienti 100 milioni di barili in quattro mesi per ridurre i costi e, soprattutto, a frenare le speculazioni del mercato?.

Un comunicato del G-7 annuncia: «Ci riuniremo nel contesto all’Agenzia Internazionale dell’Energia nei prossimi giorni per discutere la possibilità di ulteriori rilasci di gasolio, se necessario».

Ovviamente tutti i fucili sono puntati contro l’Iran. «Condanniamo – leggiamo sul comunicato del G-7 – i continui attacchi dell’Iran contro i suoi vicini regionali e le sue azioni che perturbano il commercio internazionale, la sicurezza energetica e l’economia globale». Il G-7 è composto – e lo ricordo per qualche smemorato – da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Giappone, Germania, Francia e Italia.

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