L’Iran colpisce i data center
armi dell’Intelligenza Artificiale

Subito dopo i primi improvvisi devastanti bombardamenti israelo-americani, l’Iran ha preso una decisione strategica: ha colpito due data center di AWS negli Emirati Arabi Uniti e un altro in Bahrein. I danni sono stati moderati, ma l’interruzione è stata estesa, colpendo ogni settore, dalle operazioni bancarie ai servizi per i consumatori. L’agenzia di stampa semiufficiale iraniana Tasnim ha pubblicato un elenco di uffici e infrastrutture gestiti da aziende statunitensi legate ad Israele, la cui tecnologia è stata utilizzata per applicazioni militari, definendoli «i nuovi obiettivi dell’Iran»; in totale 29 obiettivi comprendenti cinque sedi di AWS, cinque di Microsoft, sei di IBM, tre di Palantir, quattro di Google, tre di Nvidia e tre di Oracle.
La risposta dell’Iran mira a imporre costi enormi. La Repubblica islamica sa che questa per Washington e Tel Aviv dovrebbe essere la guerra finale, alla fine della quale dell’Iran dovrà restare soltanto un cumulo di macerie.
Mona Yacoubian, direttrice e consulente senior del Programma per il Medio Oriente al Center for Strategic and International Studies di Washington, sostiene che al di là delle tattiche di escalation, la risposta iraniana dell’ “occhio per occhio” agli attacchi contro i suoi obiettivi chiave ha garantito la continuità del ciclo di escalation. Ad esempio, in risposta agli attacchi alle sue infrastrutture critiche, l’Iran ha preso di mira a sua volta le infrastrutture critiche di altri Paesi, tra cui impianti di desalinizzazione e perfino il sito di ricerca nucleare israeliano di Dimona in risposta a un attacco all’impianto nucleare iraniano di Natanz.
Emily Harding, direttrice del programma Intelligence, Sicurezza Nazionale e Tecnologia e vicepresidente del Dipartimento Difesa e Sicurezza al Centro per gli Studi Strategici e Internazionali, ha ricordato il precedente dell’Ucraina, quando le aziende statunitensi sono andate in aiuto in un modo senza precedenti: Microsoft ha messo a disposizione ingegneri in costante e stretto coordinamento con gli ucraini per difendersi dagli attacchi informatici. Anche Cisco, leader mondiale nella fornitura di soluzioni tecnologiche per reti, cybersecurity e software, ha aiutato Kiev a difendere e proteggere le infrastrutture critiche ed ha offerto formazione in ambito IT e di sicurezza informatica. Strutture ucraine come il ministero della Difesa, dell’Economia e dell’Istruzione utilizzano il software Palantir Technologies. La tecnologia di intelligenza artificiale di Clearview ha aiutato l’Ucraina ad identificare agenti russi e a rafforzare la sicurezza dei posti di blocco, e SpaceX di Elon Musk ha fornito all’esercito ucraino Starlink per sostituire i servizi internet distrutti o interrotti durante il conflitto. L’Ucraina sta combattendo una guerra basata sui dati e sull’intelligenza artificiale, resa possibile solo grazie alla collaborazione con le aziende tecnologiche. «Con la diffusione della guerra basata sull’intelligenza artificiale – sottolinea la direttrice Harding – gli eserciti avranno bisogno di un’enorme potenza di calcolo, sia a livello operativo che operativo. Saranno necessari sviluppi software rapidissimi, un’integrazione perfetta con gli alleati e l’accesso on-demand a una vasta gamma di dati».
Il governo statunitense dovrebbe, dunque, instaurare un meccanismo di deterrenza. «È tempo di adottare una politica chiara, secondo la quale il governo statunitense considererà un attacco ai beni strategici di aziende statunitensi come un attacco agli Stati Uniti stessi. Non è necessario specificare quali aziende siano interessate: in questo caso, l’ambiguità – suggerisce Harding – potrebbe rivelarsi utile, estendendo un ampio margine di protezione senza tuttavia limitare il margine di manovra del governo statunitense».



