Taibeh, i “coloni” incendiano
e uccidono protetti da Tel Aviv
"Vatican News" ricorda che è un villaggio cristiano

Una corrispondenza di “Vatican News”, sotto il titolo “Cisgiordania, i coloni ebrei attaccano gli abitanti di Taibeh”, informa che «le violenze dei coloni ebraici in Palestina hanno colpito ora anche gli abitanti di Taibeh, l’unico villaggio palestinese interamente cristiano». Firmata da Roberto Cetera, la corrispondenza riferisce che «nel villaggio si trovano tre diverse chiese, latina, greco-ortodossa e melchita: i tre parroci, i padri Bashar Fawadleh, Jack Nobel Abed e Daoud Khoury, hanno lanciato un appello perché le autorità israeliane impediscano ulteriori violenze dei “coloni”, avvenute finora per lo più dinanzi allo sguardo indifferente dei soldati israeliani». Sono stati appiccati incendi nei pressi del cimitero cristiano bizantino e della chiesa di Al-Khader, San Giorgio, del V secolo, tra i più antichi e venerati luoghi di culto per i cristiani di Palestina.
«I coloni – scrive Cetera – danneggiano le coltivazioni di ulivo, che costituiscono la principale fonte di sostentamento per gli abitanti di Taibeh, e impediscono agli agricoltori di accedere e lavorare le loro terre». La parte orientale della cittadina, lamentano i tre sacerdoti «è diventata un bersaglio aperto per gli avamposti degli insediamenti illegali ebraici che si espandono silenziosamente sotto la protezione dell’esercito israeliano». I sacerdoti hanno chiesto (inutilmente, a nostro parere) alla comunità internazionale ed ecclesiastica di inviare missioni sul campo.
In altri villaggi (Ein Samia, Kufer Malik…) i cosiddetti coloni hanno incendiato case e auto, distrutto l’acquedotto nella valle del Giordano (canali realizzati dai Romani) e ucciso quattro giovani palestinesi.
Va ricordato che Tel Aviv confiscò nel 1977 decine di ettari di terra ove sorse un insediamento illegale chiamato Rimonim (il nome dei terminali d’argento o d’oro sul rotolo della Torah).
E’ possibile che Tel Aviv si stia preparando a confiscare altra terra per estendere gli insediamenti “spontanei”.



