La nuova mappa strategica
dopo l’accordo della Mecca

A bocce ferme, vediamo di capire meglio perché l’Arabia Saudita, la Turchia e il Pakistan abbiano stretto un patto di “mutua assistenza” (https://www.pastaepatate.eu/a-tavola/turchia-arabia-saudita-e-pakistan-firmano-un-accordo-di-difesa/). Fin dalla firma, nella città più sacra dell’Islam, La Mecca, i protagonisti hanno spiegato che l’accordo non è diretto contro alcun Paese in particolare.
«Tuttavia – scrive Zoha Qamar, direttrice editoriale del settore pubblico del quotidiano statunitense POLITICO – l’alleanza tra tre degli Stati più influenti del mondo musulmano rappresenta una ridefinizione della mappa strategica da parte delle potenze regionali in un momento in cui Stati Uniti e Israele sono in guerra con l’Iran sciita rivoluzionario e stanno diventando evidenti i limiti del ruolo degli Stati Uniti come garante della sicurezza».
A quanto ne sappiamo, dai documenti ufficiali, l’accordo verte su una maggiore cooperazione in materia di difesa e su una deterrenza collettiva. Non conosciamo i dettagli esatti delle modalità di una risposta coordinata, ma è certo che è nata un’alleanza tra potenze di medio livello con vantaggi reciproci: il Pakistan, l’unico Stato musulmano dotato di armi nucleari; l’Arabia Saudita, ricca esportatrice di petrolio; e la Turchia, che non soltanto ha il secondo esercito più grande della NATO, ma dispone anche di una solida industria degli armamenti.
Il colonnello Rich Outzen, analista geopolitico dell’Atlantic Council in Turkey, ha scritto: «L’Arabia Saudita vede importanti contrappesi all’Iran e il Pakistan all’India, ma per Ankara l’aggiunta di un gigante economico e di una potenza nucleare alla propria squadra rafforza notevolmente la deterrenza nei confronti di Israele, un Paese vicino i cui leader parlano sempre più spesso di ostilità e di un potenziale conflitto con la Turchia».
Sappiamo tutti che Israele non ha più confini e il fatto è stato chiarissimo anche ai Paesi del Golfo a settembre dell’anno scorso, dopo il raid aereo israeliano su Doha, capitale del Qatar. Non è assurdo pensare che i Paesi della regione abbiano avvertito la necessità di una difesa aerea collettiva e di altre misure di sicurezza per proteggersi sia dall’Iran che da Israele.
In Pakistan vive una delle più grandi popolazioni sciite al di fuori dell’Iran, un Paese vicino che ha un interesse personale a mantenere stabile. Teheran ha trascorso decenni in competizione con l’Arabia Saudita per il predominio regionale, anche se il riavvicinamento mediato dalla Cina nel 2023 ha riaperto i canali di comunicazione tra le due potenze.
«Il rapporto che il Pakistan intrattiene con la vicina Cina, con Riyadh e, più recentemente, con l’amministrazione Trump, – spiega la direttrice Qamar sulla newsletter POLITICO Forecast – conferisce una notevole influenza su Pechino, Washington e le capitali del mondo musulmano, trasformando la sua posizione di confine in un vantaggio».
Lo scorso aprile, il Pakistan ha ospitato nella capitale Islamabad i colloqui tra Stati Uniti e Iran ed è tuttora al centro degli sforzi di mediazione, collaborando con il Qatar (punito dai caccia di Tel Aviv) per guidare i negoziati.



