Le promesse del Rassemblement
per risanare la Francia

Tra tutti i Paesi sovrani che si trovano ad affrontare tassi di interesse in aumento, la Francia potrebbe essere quella con la sfida più grande. Il debito pubblico è salito al 120% e la spesa pubblica si aggira intorno al 57% del PIL. Elevata è la spesa sociale, in particolare per le pensioni. Il reddito disponibile degli over 65 è pari al 94% della media nazionale, contro una media OCSE dell’87%, con quattro quinti del reddito di questa fascia d’età provenienti da trasferimenti pubblici. L’uscita dal mercato del lavoro avviene in media a 62 anni, rispetto ai 64 della media OCSE. Il disavanzo primario previsto per la Francia nel 2026, pari al 2,5% del PIL, è tra i più elevati dell’area euro, Il governo prevede ora che la spesa per interessi sul debito arriverà l’anno prossimo a 91,2 miliardi di euro.
Gli elettori francesi sono sempre più preoccupati per il debito pubblico, e misure come il contenimento dell’indicizzazione delle pensioni sono politicamente esplosive. Leggo su un’analisi del BRUEGEL (Brussels European and Global Economic Laboratory): «La leader del Rassemblement national (RN), Marine Le Pen, qualora vincesse le elezioni presidenziali dell’aprile 2027, si troverebbe quindi di fronte a una scelta difficile: opporsi al contenimento della spesa e attrarre gli elettori populisti in campo economico, oppure dimostrare ai mercati che una Francia guidata dal Rassemblement prenderebbe sul serio la sostenibilità fiscale. In risposta alle pressioni del mercato, ha promesso 140 miliardi di euro di risparmi netti entro il 2032 e il ritorno al pareggio primario entro 18 mesi dall’insediamento».
Il problema più profondo è che la Francia potrebbe non possedere gli strumenti politici necessari per un risanamento fiscale duraturo.
La Francia non può controllare l’aumento dei tassi di interesse globali, ma può controllare se verrà percepita dagli investitori come un Paese che sta già attuando in modo credibile un riassetto delle proprie finanze pubbliche, oppure come un Paese che aspetta un salvifico intervento della Banca Centrale Europea (BCE).



