A Tavola

Il Giappone verso il riconoscimento
della giunta militare birmana

A Tokyo gli incontri statunitensi-birmani

Il Giappone ha ospitato a Tokyo gli incontri d’ottobre degli Stati Uniti con la giunta militare birmana. Ricordo che il Giappone aveva subito condannato il colpo di stato militare del 1º febbraio 2021 in Myanmar (come è stata ribattezzata la Birmania) che rovesciò il governo di Aung San Suu Kyi. La condanna politica non impedì ai giapponesi di mantenere una presenza diplomatica né di convincerli ad aderire alle sanzioni. Anche le aziende del Sol Levante non abbandonarono il Myanmar.

Adesso, sulla scia delle manovre statunitensi, anche Tokyo sembra in cammino verso il pieno riconoscimento della giunta militare. Yohei Sasakawa, inviato speciale giapponese per la riconciliazione nazionale in Myanmar, ha annunciato la scorsa settimana sul suo blog che avrebbe incontrato il presidente della giunta, Min Aung Hlaing. Ciò avviene anche in concomitanza con il primo incontro pubblico, il 1° ottobre scorso, tra l’incaricato d’affari ad interim del Giappone in Myanmar e il ministro degli Esteri della giunta, Tin Maung Swe.

Scrive Joseph Rachman sul bollettino di Foreign Policy sul Sud-est asiatico: «Gli analisti Hirokazu Omatsu e Kyi Sin hanno suggerito che la passata esperienza del Giappone come mediatore in conflitti irrisolvibili nel Sud-est asiatico, tra cui la Cambogia negli anni ’90 e Mindanao nelle Filippine; i suoi profondi legami con la regione; e la sua reputazione di Paese affidabile sono tutti elementi a suo favore in questo contesto».

Non va comunque dimenticato che il cessate il fuoco informale che nel 2022 Sasakawa aveva contribuito a mediare tra la giunta birmana e l’Esercito di Arakan, il gruppo armato di base etnica buddista Rakhine, venne utilizzato per riorganizzarsi: oggi amministra la stragrande maggioranza dello Stato di Rakhine e porzioni dello Stato Chin, gestendo vaste aree e milioni di residenti.

Da notare che i colloqui di ottobre sono stati guidati per la parte statunitense dal sottosegretario di Stato per l‘Intelligence e la Ricerca, Michael Vance, che aveva già guidato i colloqui di settembre in Myanmar.

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