Mantecato

La Cina cresce senza sussidi statali
mentre all’UE mancano i progetti

Nei rapporti UE-Cina molte cose sono cambiate negli ultimi anni. I vantaggi competitivi della Cina in settori che vanno dai veicoli elettrici alle batterie e ai pannelli solari, fino alla lavorazione di materie prime critiche, non sono più soltanto il risultato di sussidi statali e pratiche non di mercato. Questi risultati derivano anche da punti di forza autentici: una scala produttiva senza pari, una rapida iterazione nell’innovazione e catene di approvvigionamento nazionali altamente integrate. Se l’Europa vuole davvero competere e non limitarsi a lanciare “grida” contro l’invasione cinese, è urgente una radicale semplificazione delle procedure di autorizzazione (che causano regolarmente ritardi pluriennali per i principali progetti di infrastrutture verdi e digitali). Servono, inoltre, ingenti investimenti coordinati pubblici e privati in tecnologie strategiche, programmi di formazione e riqualificazione professionale su scala industriale per colmare il crescente divario di talenti nel settore manifatturiero e ingegneristico avanzato e un approccio pragmatico alla preferenza europea negli appalti pubblici e nelle catene di approvvigionamento critiche.

Servono, soprattutto, misure per aumentare la competitività europea. Le relazioni UE-Cina sono passate da una competizione gestita (più o meno) ad uno scontro strutturale in diversi settori economici e tecnologici chiave. Le divisioni interne all’Europa e i lentissimi processi decisionali sono, al momento e chissà per quanto, ostacoli insormontabili.

Prendiamo ad esempio il “green”. Grazie alle forti politiche industriali, la Cina è leader mondiale nella produzione di pannelli solari, turbine eoliche e altre tecnologie per le energie rinnovabili. L’altra faccia della medaglia è la sovraccapacità produttiva che sta comprimendo i margini di profitto dell’intero settore, ma l’espansione della rete elettrica amplia l’area della domanda.

La Cina ha problemi di crescita e quindi necessità di un mercato interno più “ricco”, mentre l’UE parla di “squilibri macroeconomici globali”, facendo riferimento alla Cina, ma senza nominarla. Attualmente, il deficit commerciale dell’UE con la Cina è di circa 1 miliardo di euro al giorno.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio