I modelli sociali europei
non funzionano più
Bassa natalità, lavoro precario, famiglie atomizzate

I modelli sociali europei sono tra loro diversi, ma tutti integrano la coesione sociale nell’architettura della governance economica, bilanciando le dinamiche di mercato con l’assistenza sanitaria universale, le pensioni statali, l’istruzione, la regolamentazione del mercato del lavoro e la contrattazione collettiva. Il modello sociale europeo ha consentito la coesistenza del capitalismo e della stabilità democratica sulla base di un ampio consenso partitico e intellettuale, di una forte organizzazione sindacale, di una rete di istituzioni intermedie e – non va dimenticato – di condizioni demografiche favorevoli (donne che partoriscono più figli).
Ma – spiegano Marco Buti e André Sapir su BRUEGEL (Brussels European and Global Economic Laboratory) – questi pilastri si sono indeboliti. Le società europee sono sempre più frammentate a livello economico e sociale. La frammentazione politica in molti paesi dell’UE è fotografata dall’astensione di circa la metà degli aventi diritto al voto. Gli elementi che pesano nel complesso hanno che fare con la compressione demografica – il rapporto tra anziani (65+) e giovani (15-24) è passato da meno di uno a due – sicché la spesa per gli anziani (pensioni e assistenza sanitaria) supera il 20% del PIL, mentre la quota destinata principalmente ai giovani (istruzione) si è attestata a poco meno del 5% del PIL. Non ci vuole uno scienziato per spiegare come lo stato delle cose abbia provocato il risentimento intergenerazionale.
A ciò si aggiunge l’atomizzazione dei nuclei familiari. Le famiglie composte da una sola persona sono oggi oltre il 35% di tutte le famiglie europee, mentre i cambiamenti nella struttura familiare (più del 40% dei nuovi matrimoni finiscono con un divorzio) hanno indebolito le tradizionali reti di assistenza. Con il peso dell’assistenza che ricade sui servizi sociali statali, spesso sottofinanziati, i cittadini vulnerabili si sentono abbandonati dalle istituzioni tradizionali.
I giovani risentono in particolar modo dell’insicurezza del mercato del lavoro. L’adesione ai sindacati si è indebolita, con molti lavoratori intrappolati in situazioni lavorative senza rappresentanza sindacale. L’avvento dell’intelligenza artificiale potrebbe intensificare queste pressioni, accelerando i cambiamenti nell’organizzazione del lavoro e la domanda di nuove competenze..
Scrivono gli analisti Marco Buti e André Sapir: «Per costruire un nuovo consenso politico, le forze politiche tradizionali devono offrire una visione ambiziosa di un’economia sociale di mercato europea che coniughi dinamismo economico e una concreta protezione sociale. La credibilità politica di queste forze dipenderà dalla loro capacità di tradurre tale visione in politiche che rispondano alle insicurezze dei cittadini».
L’interesse dell’UE al buon funzionamento dei modelli sociali dei suoi Stati membri scaturisce da ragioni geopolitiche: per non restare schiacciati tra Stati Uniti e Cina, va costruito un equilibrio tra efficienza ed equità che sia sostenibile a livello economico, politico e sociale. E serve un ceto politico all’altezza della sfida.



