Mantecato

Vertice Russia-Africa a Mosca
Putin e i nuovi equilibri

Non più pochi Stati a decidere i destini del mondo

Terzo vertice Russia-Africa. Oggi sessione plenaria a Mosca, copresieduta dal presidente russo Vladimir Putin e dall’attuale presidente dell’Unione Africana, il presidente della Repubblica del Burundi, Évariste Ndayishimiye. Parallelamente al vertice, un forum con oltre 40 sessioni affronta temi quali commercio, investimenti, trasferimento tecnologico, sicurezza alimentare ed energetica, assistenza sanitaria, istruzione e scambi giovanili. Partecipano delegazioni provenienti da 48 Paesi e 22 leader africani. Nei vertici passati i leader erano stati più numerosi, e gli esperti made in London dicono che ciò sia dovuto alla rabbia per l’impiego di soldati africani nella guerra contro l’Ucraina. Intervenendo al forum, Putin ha auspicato un rafforzamento del ruolo dell’Africa nel processo decisionale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. «È giunto il momento – ha detto – di riformare queste organizzazioni e di riorientarle verso le esigenze e i requisiti specifici delle economie in via di sviluppo».

La due giorni del vertice Russia-Africa fotografa l’impegno del Cremlino teso a rafforzare i legami con un continente di quasi 1,6 miliardi di persone, composto da 54 Paesi che costituiscono oggi il blocco di voto più numeroso alle Nazioni Unite.

Dopo aver ricordato che circa 40.000 africani studiano nelle università russe, Putin ha poi citato «i tentativi attivi da parte dei Paesi occidentali» di spingere gli africani nella schiavitù del debito e di costringerli ad accettare risorse finanziarie di cui hanno disperatamente bisogno a condizioni predatorie, il che, ha spiegato, rallenta il loro sviluppo a lungo termine. «L’era in cui i destini di interi continenti erano determinati da un ristretto blocco di Stati – ha detto – sta giungendo a una fine irreversibile». Ed ha aggiunto: «Si sta aprendo la strada a un mondo più giusto, in cui le voci di tutte le nazioni che partecipano agli affari internazionali devono essere ascoltate, ma l’emergere di un mondo multipolare incontra la resistenza dei Paesi che non sono disposti ad accettare questa realtà: quelli abituati a pensare in termini del loro passato coloniale e ad arricchirsi».

Il presidente russo ha concluso: «La nostra attività non si dedica allo sfruttamento predatorio e neocoloniale delle risorse naturali e umane, ma piuttosto espande la lavorazione delle materie prime a livello locale, creando così nuovi posti di lavoro e generando entrate fiscali».

Mosca si è inoltre dichiarata pronta a fornire cereali e fertilizzanti a oltre 40 Paesi africani; nei primi nove mesi di quest’anno, la Russia ha già fornito 13 milioni di tonnellate di prodotti agricoli all’Africa.

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