Per Washington e Tel Aviv il segnale
di piantarla di bombardare
A dicembre, forse si voterà anche sul National Defense Authorization Act
Cerco di fare il punto sulla sconfitta del presidente Trump, usando le “spiegazioni” del vicepresidente JD Vance, secondo il quale la gran parte degli elettori vuole la fine della guerra (quasi tutti sono convinti che l’aggressione contro l’Iran sia stata decisa da Tel Aviv) e vuole cambiare il rapporto con Israele, giudicato troppo svantaggioso.
I Democratici, cioè i vincitori delle elezioni di midterm, concordano con queste priorità.
Punchbowl, sviluppatore di software di pianificazione sociale che pubblica una newsletter che tratta di Capitol Hill, ha scritto: «I principali membri repubblicani e democratici delle commissioni per gli stanziamenti di bilancio di Camera e Senato hanno in programma di incontrarsi all’inizio della prossima settimana per discutere i finanziamenti per l’anno fiscale 2027. I fondi governativi si esauriranno l’11 dicembre. Questo incontro tra le quattro parti darà il via ai negoziati di spesa di fine legislatura».
Non sono uno specialista di cose americane e ho cercato di capire quai fossero questi fondi in esaurimento.
Scrive Ryan Grim per Drop Site News: «La scadenza dell’11 dicembre rappresenta un’opportunità per i Democratici e per i Repubblicani contrari alla guerra di tagliare i fondi destinati al conflitto in un modo che ne imporrebbe davvero la fine, proprio come afferma il Vicepresidente JD Vance. È così che il Congresso pose fine alla guerra del Vietnam, ed è così che si può fare anche con questa».
Insomma, si chiuderebbe il rubinetto e addio a bombardamenti e schieramenti di portaerei e flotte. Ma Ryan Grim scrive anche che i vertici di Democratici e Repubblicani «stanno lavorando rapidamente e silenziosamente dietro le quinte per approvare una legge di spesa che rende impossibile quello scontro, lasciando il potere di dichiarare guerra nelle mani del Presidente Trump».
Come andrà a finire? Fermo restando che le regole le detta la geopolitica per cui se gli USA si fermassero sarebbe la fine per loro, non è affatto obbligatorio per gli americani stare attaccati al carro israeliano. La sconfitta di Netanyahu, anche se non eclatante come quella di Trump, è un segnale soprattutto per Israele, che ha tanto faticato per proiettare di sé un’immagine buonista. Film e varia letteratura (si fa per dire) hanno imposto la generale convinzione di un popolo perseguitato, alla ricerca della pace e votato alla democrazia. Con il genocidio a Gaza, l’invasione della Cisgiordania, i bombardamenti sull’Iran e in altre nazioni con le quali Tel Aviv non è in guerra, Israele ha mostrato il volto feroce dell’assassino seriale. Se non aggiustano il tiro, perderanno consensi e appoggi.
A dicembre, forse si voterà anche sul National Defense Authorization Act, che le forze filo-israeliane stanno cercando di utilizzare per fondere le basi militari e industriali israeliane e statunitensi.



