A Tavola

Banca Mondiale: mettiamo al lavoro
i rifugiati siriani

Negli ultimi 15 anni, sono state spese decine di miliardi di dollari in aiuti, ma non sono state create soluzioni durature al problema dello sfollamento dei rifugiati siriani (oltre 3,5 milioni). In un nuovo rapporto del Programma Medio Oriente del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS), il capo dello staff del Dipartimento di Geopolitica e Politica Estera, Will Todman, sostiene che un approccio che dia priorità all’autosufficienza dei rifugiati e all’integrazione nel settore privato sarebbe significativamente più conveniente rispetto al modello attuale. Per oltre un decennio dopo la rivolta siriana nel 2011, i responsabili politici hanno faticato a passare da una risposta umanitaria a una strategia a lungo termine per la gestione dei rifugiati siriani.

La gestione della questione dei rifugiati è legata alla stabilità del Levante, alla ripresa della Siria e alla visione geoeconomica che gli Stati arabi del Golfo stanno delineando per la regione. I rifugiati in grado di lavorare, accumulare risparmi, acquisire competenze e ottenere documenti legali sono nella posizione ideale per contribuire alle economie dei Paesi ospitanti, far fronte a eventuali tagli agli aiuti e partecipare alla ricostruzione della Siria.

Uno studio congiunto della Banca Mondiale e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha stimato che, se ai rifugiati di tutto il mondo venisse garantito il diritto alla piena partecipazione economica, essi potrebbero soddisfare fino al 90% delle proprie necessità; ciò ridurrebbe l’entità dell’assistenza internazionale richiesta per la gestione dei rifugiati in Medio Oriente da 6,2 miliardi a 700 milioni di dollari l’anno. Integrare i rifugiati in settori di crescita trainati dagli investimenti, in progetti infrastrutturali e nei corridoi commerciali regionali favorirebbe un’attività economica sostenibile, superando la condizione di dipendenza a tempo indeterminato dagli aiuti.

Sfruttando la propria influenza finanziaria e politica per collegare i rifugiati alle opportunità offerte dal settore privato — attraverso la mobilità lavorativa, lo sviluppo delle competenze e la creazione di posti di lavoro — gli Stati del Golfo potrebbero trasformare l’autosufficienza dei rifugiati in un elemento chiave di una più ampia strategia di connettività regionale.

La questione non è più soltanto come sostenere i rifugiati in attesa di un miglioramento delle condizioni, bensì come promuovere un nesso tra investimenti, ripresa e resilienza, affinché i siriani sfollati possano contribuire alle trasformazioni economiche e politiche che stanno ridisegnando la regione.

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