Ricomincia il 23 il processo
contro i “5 di Ulm”
Ricomincia il processo contro i “5 di Ulm”. Il calendario di settembre prevede udienze il 23, il 25 e il 30. Il processo si svolge nel carcere di massima sicurezza di Stammheim e gli imputati sono cinque attivisti filo-palestinesi accusati di aver vandalizzato uno stabilimento nella città tedesca di Ulm, di proprietà del produttore israeliano di armi Elbit Systems.
I fatti: l’8 settembre dell’anno scorso, i cinque attivisti (oggi conosciuti come gli Ulm 5) fecero irruzione nella struttura di Elbit e compirono atti di vandalismo che filmarono e pubblicarono online. Scrissero sui muri “Palestina libera” e “assassini di bambini“. Nei loro video, gli attivisti affermavano di aver compiuto la loro azione diretta «per smantellare gli strumenti usati per commettere il genocidio a Gaza» e per richiamare l’attenzione sulla complicità della Germania.
Il pubblico ministero, Ronny Stengel, sostiene che l’azione sia stata motivata dall’antisemitismo, un’aggravante in Germania (e in tutto il cosiddetto Occidente dove qualsiasi azione che minimamente sfiori Israele viene bollata come antisemita). I cinque hanno scritto sui muri dello stabilimento Elbit “Assassini di bambini“, e il PM sostiene che abbiano contribuito alla retorica antisemita dell’accusa di omicidio rituale, dato che Elbit è un’azienda di proprietà ebraica. Per chi non lo sapesse, gli ebrei per secoli sono stati accusati di compiere sacrifici rituali massacrando bambini. Che un magistrato tedesco tiri fuori questa vecchia accusa popolare in un processo al centro del quale c’è un’azienda che produce sofisticate armi per Israele, la dice lunga sull’accanimento giudiziario contro cinque giovani che non hanno commesso violenze.
Nessuno, infatti, è rimasto ferito nell’azione, che avrebbe causato danni per 1,04 milioni di euro, e i manifestanti sono rimasti sul posto per essere arrestati. Ciononostante, i pubblici ministeri tedeschi hanno chiaramente deciso di trattare i cinque di Ulm con insolita severità, accusandoli di appartenenza a un’organizzazione criminale, Palestine Action Germany, oltre che di violazione di domicilio e danneggiamento. Un’ulteriore accusa riguarda l’uso di “simboli di un’organizzazione incostituzionale o terroristica” – con riferimento ad Hamas – in base all’utilizzo da parte degli imputati di slogan come “Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera“.
«L’aula di tribunale – scrive su Drop Site News dalla Germania la giornalista americana Hebh Jamal – è stata allestita per massimizzare la drammaticità, come se il procedimento riguardasse pericolosi criminali piuttosto che manifestanti pacifici. I cinque imputati siedono dietro una doppia lastra di vetro antiproiettile che li separa sia dai loro avvocati che dal pubblico presente in aula».
Daniel Tatlow-Devally (32 anni, irlandese), Zo Hailu (25, britannica), Crow Tricks (25, britannica), Vi Kovarbasic (29, tedesca), e Leandra Daniela Rollo Valenzuela (40, spagnola) sono detenuti in cinque carceri diverse e non possono comunicare tra loro. Hanno diritto a una sola ora di visita al mese.
Il processo, inizialmente previsto in 16 udienze distribuite su circa tre mesi e mezzo, è stato allungato dal giudice presidente, Katherin Lauchstädt, con altre 28 date di udienza, estendendole fino a gennaio 2027. L’accanimento della giudice forse apparirebbe meno anomalo per il fatto che il cognome Lauchstädt trova origine nelle tradizioni di denominazione familiare ebraiche ashkenazite.



