A Tavola

Israele ama l’archeologia
e cattura Giovanni Battista

Con un’ordinanza, Israele ha informato le popolazioni di Burqa e Sebasṭiyyeh, nella Cisgiordania occupata, che intende sequestrare il sito archeologico di Sebastia per svilupparlo. Il sito è meta di pellegrinaggi, soprattutto da parte di cristiani e musulmani che fin dal IV secolo credono sia il luogo di sepoltura di San Giovanni Battista. È anche una risorsa turistica, sebbene l’occupazione israeliana abbia creato difficoltà per il suo sviluppo. Il sito è oggetto di scavi e restauri, con il sostegno della Cooperazione italiana e di altre organizzazioni. Negli ultimi anni, erano giù emerse preoccupazioni riguardo ai tentativi di “ebraicizzare” il sito, con decisioni come la costruzione di una nuova strada di accesso, che potrebbero isolare il sito dal villaggio locale.

Il piano dell’Amministrazione Civile israeliana prevede il sequestro di quasi 1.800 dunum (180 ettari) di terreno appartenenti ai villaggi palestinesi di Burqa e Sebasṭiyyeh, che comprendono anche migliaia di ulivi. Residenti e proprietari terrieri hanno 14 giorni di tempo per presentare obiezioni nel tentativo di impedire l’entrata in vigore dell’ordinanza. Negozi, ristoranti e pensioni locali operano nei dintorni del sito, e molti abitanti di Sebasṭiyyeh traggono il loro reddito dal turismo, lavorando come guide o ospitando visitatori. L’area archeologica si trova all’interno del villaggio, vicino alle abitazioni dei residenti. Il furto pianificato di terreni interessa la parte occidentale del sito, che ha meno case ed è principalmente delimitata da uliveti. Sebbene la maggior parte dell’area di Sebasṭiyyeh destinata all’espropriazione sia stata designata come area archeologica, la porzione del sito attualmente visitabile dai visitatori copre solo circa 60 dunam. (6 ettari)

Le misure adottate dall’occupazione israeliana escluderanno i palestinesi dalle loro terre, rendendo al contempo più facile per gli israeliani occupare la zona. L’uso del turismo da parte di Tel Aviv per scopi di insediamento non è una novità, in particolare nella Cisgiordania settentrionale, come dimostrano gli insediamenti illegali di Homesh e Sa-Nur.

Sebasṭiyyeh è l’antica Samaria poi ribattezzata Sebasta da Erode il Grande in onore dell’imperatore Augusto (sebastos in greco significa augusto). Il Museo archeologico di Sebastia è stato inaugurato nel 2018 con il supporto del ministero Palestinese del Turismo e delle Antichità e del Comune, ed espone reperti che illustrano la storia della città dalla Età del Bronzo fino al periodo islamico, includendo utensili, ceramiche, monete e gioielli.

Burqa, è un piccolo villaggio palestinese situato a nord di Nablus, nella Cisgiordania occupata nella guerra del 1967. Insieme con i villaggi di tre regioni, Nablus, Jenin e Tulkarem, alimenta la Resistenza popolare palestinese, come Betna, KufrKaddum, Neelin, Belin, per cui è sotto attacco dai coloni sostenuti e appoggiati dall’esercito d’occupazione israeliana.

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