A Tavola

Israele sta preparando
la soluzione finale per l’Iran

Il più grande organo di informazione online di Israele “Ynet” (Internet, in ebraico) ha segnalato numerose esercitazioni in Iran, inquadrandoli nel contesto generale della preparazione iraniana ad attacchi contro obiettivi israeliani. Secondo diverse fonti israeliane e statunitensi citate da “Axios” (una media company americana) il capo di stato maggiore delle Forze di occupazione israeliane, Eyal Zamir, ha contattato l’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), sollecitando un più stretto coordinamento tra le forze statunitensi e israeliane per prepararsi a un potenziale «attacco a sorpresa». I resoconti dei media israeliani indicano che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha in programma di discutere le opzioni di un attacco militare contro l’Iran con il presidente degli Stati Uniti Trump a Miami entro la fine del mese, riflettendo la persistente attenzione di Tel Aviv nel dipingere l’Iran come un aggressore.

Dal punto di vista dell’Iran, esercitazioni e preparativi sono in gran parte difensivi e precauzionali, visto che Israele ha costantemente lanciato i suoi attacchi non provocati contro l’Iran, culminati nella guerra di 12 giorni. Il 13 giugno scorso un’improvvisa offensiva israeliana (attacchi aerei a sorpresa contro infrastrutture nucleari, basi militari e aree residenziali in territorio iraniano) aveva scatenato una pesante risposta di Teheran sicché il 24 giugno, da qui la guerra dei 12 giorni, venneconcordato un cessate il fuoco.

Adesso sappiamo perché Tel Aviv si fermò. Ieri (domenica 21/12/25) l’emittente israeliana pubblica “Kan 11” (Qui, in ebraico), ha riferito che l’operazione “True Promise 3” (la controffensiva iraniana) aveva causato danni seri. Il commentatore degli affari esteri dell’emittente (statale come la RAI), Moav Ferdi, ha affermato che i missili balistici avevano colpito obiettivi critici in Israele, molti dei quali non sono stati resi pubblici. Nonostante le avanzate difese aeree di Israele, i missili iraniani avevano raggiunto centri strategici quali Tel Aviv, Haifa e Beer al-Sabe’, nonché impianti industriali e infrastrutture energetiche.

Israele, dunque, non fermò i bombardamenti (che poi abbiamo scoperto quasi inutili) per aver raggiunto gli obiettivi ma perché costava troppo in termini di appoggio popolare oltre che per i danni riportati.

Ultima annotazione: la Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGCN) ha condotto l’esercitazione “Eghtedar“ (Autorità, in persiano) nel Golfo dell’Oman, che, contrariamente a quanto riportato da Tel Aviv, ha avuto un carattere prevalentemente difensivo. Missili balistici e da crociera sono stati lanciati da posizioni situate nelle profondità dell’entroterra iraniano. Questi lanci simulavano uno scenario di secondo attacco in cui le risorse costiere potevano essere state neutralizzate o temporaneamente rese inoperative richiedendo una risposta da parte di risorse navali-terrestri.

Analogo discorso per “Sahand Anti-Terror 2025” (Sahand significa Forza) le esercitazioni antiterrorismo congiunte con la partecipazione degli Stati della SCO (Shanghai Cooperation Organization) condotte nella provincia dell’Azerbaigian orientale.

Netanyahu ha definito i programmi iraniani come un «cancro che deve essere completamente rimosso», affermando che la Repubblica islamica «non durerà a lungo». «Se necessario – ha proclamato – faremo di nuovo quello che abbiamo fatto, e anche di più. Quello che gli Stati Uniti e Israele hanno fatto una volta, potremmo farlo due o tre volte».

Il ministro della Sicurezza Israel Katz (falco per definizione) ha profetizzato: «Teheran brucerà». Il direttore del Mossad, David Barnea, ha chiarito: «Dobbiamo puntare alla testa, all’Iran», alludendo alla possibilità già sul tavolo di Netanyahu di eliminare fisicamente lAyatollah Ali Khamenei con conseguente «cambio di regime».

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