Netanyahu esalta Israele
“grande” dal Nilo all’Eufrate
L’Egitto ha condannato le dichiarazioni all’emittente israeliana “i24News” del premier israeliano Benjamin Netanyahu, a sostegno della visione del “Grande Israele”. L’idea del “Grande Israele” affonda le sue radici nel sionismo revisionista degli albori, sostenuto da Ze’ev Jabotinsky, antenato del partito Likud di Netanyahu. Si immagina uno Stato di Israele che si estende dal Nilo all’Eufrate. Il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich ha ribadito idee simili, mostrando una volta a Parigi una mappa che includeva la Giordania come parte di Israele, facendo riferimento a un futuro in cui «Gerusalemme si espande fino a Damasco», ponendo così la profezia biblica al centro della politica israeliana.
Netanyahu ha affermato di sentirsi «molto legato» a questa mappa, definendo la sua «missione storica e spirituale». L’occasione gliel’ha data un amuleto con la mappa della “Terra Promessa” che include non soltanto i territori palestinesi occupati, ma anche parti di Giordania, Libano, Siria ed Egitto. L’amuleto gli è stato regalato dall’ex membro della Knesset Sharon Gal.
Non è la prima volta che Netanyahu usa le mappe per promuovere narrazioni espansionistiche. Nel 2023 e nel 2024, ha esposto mappe controverse all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, escludendo qualsiasi stato palestinese e raffigurando confini israeliani estesi. È ovvio che così si cancella la soluzione dei due stati.
L’Egitto, mediatore chiave nei negoziati per il cessate il fuoco a Gaza, ritiene che le dichiarazioni di Netanyahu siano dannose per gli sforzi diplomatici in corso (il ministro degli Esteri Badr Abdelatty è stato impegnato nei colloqui a fianco del Qatar e degli Stati Uniti per raggiungere una tregua e facilitare lo scambio di prigionieri) ed ha avvertito che la retorica espansionistica durante tali negoziati è dannosa per la pace regionale.
Il ministero degli Esteri ha ribadito che la pace può essere raggiunta solo ponendo fine alla guerra a Gaza e riprendendo i negoziati, che portino alla creazione di uno Stato palestinese basato sui confini del 4 giugno 1967, con capitale Gerusalemme Est.
Gli obiettivi espansionistici di Netanyahu hanno suscitato indignazione in tutta l’Asia occidentale. La Giordania ha condannato le dichiarazioni di Netanyahu definendole una «pericolosa escalation provocatoria», definendole una violazione della sovranità e del diritto internazionale, mentre l’Arabia Saudita ha respinto i «progetti espansionistici» dell’occupazione israeliana, e il Qatar ha affermato che le dichiarazioni riflettono «arroganza» e infiammano le tensioni regionali.
Inoltre, la Lega Araba ha definito le parole di Netanyahu come una minaccia alla sicurezza nazionale araba e una violazione dei princìpi delle Nazioni Unite. Secondo la Lega Araba tali dichiarazioni rafforzano una mentalità coloniale e minano le iniziative di pace.



