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Per difendere Israele
gli Usa a corto di antimissili

La newsletter di TWZ (The War Zone), un sito statunitense incentrato sull’industria della difesa, ha scritto che l’esercito americano ha lanciato oltre 150 missili intercettori anti-balistici (Terminal High Altitude Area Defense – THAAD) per contribuire alla difesa di Israele durante la sua guerra di 12 giorni contro l’Iran.

Allo scoppio del conflitto tra Israele e Iran, l’Esercito disponeva di sette batterie THAAD operative, due delle quali, a quanto si dice, erano schierate in Israele. Durante i combattimenti, il produttore Lockheed Martin annunciò di aver consegnato il “Pacchetto di Ingaggio Minimo” per un’ottava batteria, pianificata da tempo. Una tipica batteria THAAD è composta da un numero di lanciatori mobili su strada compreso tra sei e nove, ognuno dei quali può essere caricato con un massimo di due intercettori alla volta, oltre a un radar AN/TPY-2 e altri assetti di supporto.

Se i dati fossero corretti, questo rappresenterebbe, secondo i documenti di bilancio del Pentagono, circa un quarto di tutti gli intercettori THAAD ordinati e/o destinati ad essere ordinati dalle forze armate statunitensi fino ad oggi.

La rivista Israeli Defense (https://www.israeldefense.co.il/en) ha descritto dettagliatamente il massiccio dispiegamento di batterie THAAD da parte degli Stati Uniti in Israele per difenderlo ed ha paventato «l’allarmante tasso di esaurimento degli arsenali difensivi statunitensi in un lasso di tempo così breve».

Israeli Defense ha sottolineato che le conseguenze di questa situazione non si limitano al Medio Oriente; con il continuo sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina, che sta consumando ingenti risorse, sorgono seri dubbi sulla preparazione degli Stati Uniti a un potenziale futuro conflitto con la Cina nel Pacifico.

Il rapporto di Tel Aviv ha rilevato che il bilancio del 2026 rivela che soltanto per ricostituire le scorte esaurite di intercettori THAAD ci vorranno circa quattro anni, sottolineando al contempo che l’effettivo processo di produzione di questi missili richiede tempi ancora più lunghi.

La Difesa israeliana ha concluso avvertendo che questa situazione dovrebbe servire da chiaro campanello d’allarme per i pianificatori del Pentagono e i funzionari della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sottolineando che il mantenimento di scorte di armi avanzate non è solo una questione logistica, ma una componente fondamentale della deterrenza militare e della stabilità internazionale.

La richiesta di bilancio per l’anno fiscale 2026 dell’esercito statunitense, presentata a giugno, afferma che la Missile Defense Agency (MDA) ha ricevuto finora finanziamenti per 646 intercettori THAAD, sebbene non abbia ancora ricevuto tutti i missili. La MDA chiede fondi per acquistarne altri 25, al costo di circa 15,5 milioni di dollari ciascuno, nel prossimo ciclo fiscale. Il bilancio proposto dall’agenzia prevede inoltre di ricevere altri 12 intercettori THAAD, pagati con fondi inclusi in un disegno di legge di finanziamento per la riconciliazione, noto anche come One Big Beautiful Bill Act, promulgato all’inizio di questo mese.

E’ ovvio che Israele prema per “incoraggiare” Washington a spendere più quattrini per i sistemi antimissilistici. Nessuno minaccia di bombardare Washington, mentre Tel Aviv resta un obiettivo ambito.

 

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