TikTok non è più cinese
Adesso è israeliana

“ByteDance”, la società madre cinese di “TikTok”, ha confermato di aver raggiunto un accordo per vendere una quota di controllo dell’app a un consorzio di investitori, riducendo la propria quota di proprietà al di sotto del 20%. La vendita segue la legge approvata dal Congresso, che stabilisce che “TikTok” non può più essere posseduta a maggioranza da una società legata al governo cinese. In base all’accordo, circa l’80% di “TikTok” sarà di proprietà di nuovi investitori, tra cui il gigante del software “Oracle”, la società di investimenti emiratina “MGX” e la società di private equity “Silver Lake”.
Al centro dell’accordo c’è il co-fondatore di “Oracle” Larry Ellison, uno dei più importanti donatori privati per cause pro-Israele negli USA nonché il più grande singolo contributore privato di “Friends of the Israel Defense Forces”. Ellison, che è anche uno dei principali donatori repubblicani, in passato ha definito Israele «il mio Paese». Insieme con il figlio David Ellison, controlla un vasto impero mediatico: con “Paramount Skydance”, gli Ellison hanno acquisito influenza su una vasta gamma di società di produzione televisive, giornalistiche e hollywoodiane.
Tra i nuovi proprietari di “Tik Tok”, troviamo la vicepresidente ed ex CEO di “Oracle”, Safra Catz, che si è recata a Tel Aviv più volte negli ultimi due anni per riaffermare la fedeltà dell’azienda agli interessi di Israele, il proprietario di “Fox News” Rupert Murdoch, che una volta ha descritto «Israele come l’unico in prima linea della civiltà democratica occidentale», e il mega-donatore repubblicano Jeff Yass, che ha documentato i legami finanziari con le forze di occupazione israeliane e l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) il potente gruppo di pressione bipartisan pro Israele.
Da questi nomi si comprende come l’operazione non sia soltanto un fatto commerciale. Dietro c’è la strategia di Israele per recuperare il terreno perduto con le barbarie commesse a Gaza. Nell’ultimo anno, infatti, Israele ha investito nella guerra dell’informazione, pagando ingenti somme di denaro agli influencer, facendo lobbying sulle piattaforme tecnologiche, formando pastori evangelici come “ambasciatori” degli Stati Uniti e intervenendo nei sistemi di intelligenza artificiale.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha più volte detto che i social media sono «l’arma più importante… per proteggere la nostra base negli Stati Uniti» e “TikTok” è «l’acquisto più importante in questo momento».
Due campagne distinte hanno determinato la vendita della piattaforma. Una l’ha inquadrata come una minaccia alla sicurezza nazionale, sostenendo che il governo cinese la stesse utilizzando come una porta secondaria per accedere ai dati personali degli americani. L’altra ha accusato l’app di amplificare le narrazioni anti-israeliane sulla guerra a Gaza, in particolare tra i giovani americani.
L’ex Segretario di Stato americano Hillary Clinton, per esempio, aveva detto che le proteste degli studenti alla Columbia University per Gaza c’erano state perché gli studenti prendevano «le loro informazioni dai social media, in particolare da TikTok».



