7.000 dollari per ogni post
che difende Israele
Bridges Partners LLC, un’agenzia di lobbying e pubbliche relazioni con sede a Washington DC, ha depositato documenti al Dipartimento di Giustizia che dimostrano la gestione di una campagna di pubbliche relazioni e influencer negli Stati Uniti per Israele con il nome in codice “Esther Project“. Il progetto, coordinato con Havas Media Group Germania, prevede un budget di 900.000 dollari, per un periodo compreso tra giugno e novembre 2025.
Secondo il Foreign Agents Registration Act ( FARA ), chi fa attività di lobbying per conto di persone e/o governi stranieri si deve registrare al Dipartimento di Giustizia e descrivere attività e compensi.
Il Quincy Institute for Responsible Statecraft, un think tank specializzato in politica estera, ha potuto pubblicare che, tra giugno e settembre, sono stati stanziati circa 552.946 dollari per pagamenti a influencer. Con una previsione di 75-90 post a pagamento in quel lasso di tempo, ogni influencer potrebbe guadagnare tra i 6.100 e i 7.300 dollari a post, trasformando di fatto i feed dei social media in un campo di battaglia per i messaggi a pagamento dello Stato israeliano.
L’inchiesta, condotta da Nick Cleveland-Stout, ricercatore associato nel programma Democratizing Foreign Policy al Quincy Institute for Responsible Statecraft, rivela che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha personalmente appoggiato l’iniziativa, esortando i funzionari israeliani e gli alleati dei media a coordinare i messaggi attraverso influencer pagati.
Qui da noi, non ci contano più i post di personaggi pagati sui social media finalizzati a plasmare l’opinione pubblica e così molti scrivono che a Gaza non c’è carestia, che i soldati israeliani sono buoni, che i civili uccisi sono scudi di Hamas e altre falsità analoghe.
I documenti dimostrano che l’operazione di disinformazione è stata condotta tramite intermediari statunitensi per consentire a Tel Aviv di inondare le piattaforme, come TikTok e Instagram, di narrazioni elaborate da Israele, eludendo al contempo le leggi sulla trasparenza.
Il “Progetto Esther” rappresenta una nuova frontiera della macchina propagandistica israeliana, che sfrutta la cultura degli influencer occidentali per sterilizzare il genocidio a Gaza. Il nome “Esther Project” ricorda il “Project Esther” della Heritage Foundation, un’iniziativa statunitense che mira a bollare i critici di Israele come antisemiti o simpatizzanti del terrorismo.



