La Pax Silica made in USA
per contrastare la Cina

La Casa Bianca ha lanciato una coalizione strategica per contrastare la posizione dominante di Pechino nei settori dei minerali essenziali e delle tecnologie emergenti, riunendo cinque alleati chiave nell’ambito della Dichiarazione Pax Silica appena firmata. La “Pax Silica” è espressione entrata adesso nel dizionario della geopolitica; identifica un’alleanza per la produzione di chip e tecnologie correlate. Il termine gioca su “Pax Romana” e “Pax Americana”, riferendosi al silicio come nuova risorsa strategica per il potere mondiale
Giappone, Australia, Singapore, Corea del Sud e Israele fanno blocco con gli Stati Uniti in questa partnership progettata per ridurre la dipendenza dalla filiera cinese delle terre rare e competere con le sue crescenti capacità di intelligenza artificiale. L’amministrazione Trump sta cercando nuovi membri per il gruppo.
L’iniziativa risponde alla posizione di leadership della Cina nel mercato globale delle terre rare. Pechino controlla circa il 70% della produzione mondiale di ossidi di terre rare (lo scorso anno ne ha estratte circa 270.000 tonnellate) e domina circa l’85-95% della capacità di lavorazione e raffinazione globale.
Questo controllo a valle sulla separazione, la metallizzazione e la produzione di magneti conferisce alla Cina un’influenza sostanziale in settori che spaziano dai veicoli elettrici ai sistemi di difesa.
Sotto la guida del Segretario agli Affari Economici degli Stati Uniti, Jacob Helberg, la coalizione è stata descritta come una coalizione di portata trasformativa: «Si tratta di una politica industriale per una coalizione di sicurezza economica, e rappresenta un punto di svolta perché oggi non esiste un gruppo in cui riunirci per discutere dell’economia dell’intelligenza artificiale e di come competere con la Cina nell’IA».



