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Inquinamento in Vaticano:
Salvare San Pietro

Un programma di risanamento a colpi di tecnologia

I sette sensori all’interno della Basilica di San Pietro danno le concentrazioni in tempo reale di particolato (Pm), dei composti organici volatili totali (Tvoc), dell’anidride carbonica (Co2) e dei parametri microclimatici. Tutti indicatori importanti per tenere sotto controllo le concentrazioni di gas che potrebbero avere un impatto sulla salute dei visitatori e sul patrimonio artistico. Gli interventi decisi dalla Santa Sede, come ha spiegato Niccolò Aste, docente del Politecnico di Milano, sono molto attenti al rispetto di questi luoghi, delicati e paragonabili a organi di un corpo vivo. Per tale ragione ci si è concentrati in particolare sul miglioramento impiantistico e bioclimatico. A San Pietro si è ragionato su un sistema di ventilazione naturale e su un intervento sull’impianto di illuminazione delle navate laterali, tramite lampade led. Nel Palazzo del Mosaico e nello Studio della Canonica si interverrà su riscaldamento, raffreddamento e deumidificazione con strumenti ad hoc, che avranno un impatto molto positivo e permetteranno la riduzione delle emissioni. Non resta che attendere la messa in opera. Ricapitolando:  illuminazione delle navate di San Pietro con led alimentati da pannelli solari opportunamente mimetizzati, sostituzione delle caldaie vecchie ed inquinanti, areazione naturale della basilica e lo smaltimento “pulito” dei rifiuti a cominciare dal riciclaggio delle cuffiette usate dai pellegrini durante le visite.

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