A Tavola

Il no di Egitto e Qatar
alla deportazione
dei Palestinesi

In un incontro a New Alamein City, il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly e il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani hanno ribadito l’importanza che sia il Cairo che Doha attribuiscono al raggiungimento di un accordo che garantisca un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza e assicuri l’ingresso di aiuti umanitari. I due leader hanno sottolineato il loro assoluto rifiuto di qualsiasi tentativo di deportare i palestinesi.

Nel corso di un incontro separato con il primo ministro del Qatar, il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha sottolineato che Egitto e Qatar stanno lavorando insieme per trovare soluzioni politiche alle crisi regionali, prima fra tutte la causa palestinese. Abdelatty ha chiesto «l’immediata cessazione delle uccisioni a Gaza, la completa distribuzione degli aiuti umanitari e il rilascio dei prigionieri, compresi i detenuti palestinesi, come passi verso la fine definitiva della guerra e dell’aggressione contro il popolo palestinese».

Il ministro egiziano ha poi osservato che gli sforzi congiunti sono proseguiti nonostante l’ostinazione israeliana. Ha confermato che Il Cairo e Doha continueranno a coordinarsi con i partner regionali e internazionali per esercitare la massima pressione su Tel Aviv e spingere per un accordo, ribadendo che la deportazione sarebbe «la liquidazione della causa palestinese».

Abdelatty ha rivelato che gli attuali sforzi diplomatici mirano a raggiungere un accordo di 60 giorni che stabilisca un cessate il fuoco. Durante questo periodo, i negoziati riguarderanno la fine della guerra, il rilascio di tutti i prigionieri e la garanzia del pieno accesso umanitario a Gaza. Ha aggiunto che l’obiettivo finale è quello di aprire la strada a un processo politico che porti alla creazione di uno Stato palestinese. Il ministro egiziano ha anche condannato la campagna di carestia sistematica a Gaza, avvertendo che l’uso degli aiuti umanitari come arma di punizione collettiva costituisce un «pericoloso precedente».

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