
Alla base dell’aggressione di Israele all’Iran c’è l’obiettivo strategico più volte ricordato dal premier di Tel Aviv Benjamin Netanyahu: la «sovranità di sicurezza» su Palestina e dintorni. E non ammette alternative. Lo sterminio a Gaza è spiegato così: Gaza non dovrà mai più rappresentare una minaccia per Israele per cui raderla al suolo è necessario per garantire il futuro di Israele. Al momento, Tel Aviv ha collezionato una serie di condanne: la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto per Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa, Yoav Gallant, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità per l’uso della fame come arma di guerra; alcune agenzie delle Nazioni Unite accusano Israele di aver commesso crimini di guerra, pulizia etnica e genocidio. Quest’ultima accusa è sostenuta dal Sudafrica e altri davanti alla Corte Internazionale di Giustizia (violazione della Convenzione sul genocidio del 1948). La «sovranità di sicurezza» ha giustificato gli attacchi israeliani nel Libano e nello Yemen, l’occupazione del territorio siriano e gli attuali bombardamenti sull’Iran.
La “logica” in atto sta facendo perdere la “legittimità” di Israele conquistata con anni di campagne sull’Olocausto. Sono milioni nel mondo le persone che marciano per protesta contro Israele. Per di più, le azioni legali internazionali e numerosi “declassamenti diplomatici” dimostrano l’indebolimento dell’immagine di Netanyahu e quindi di Israele.



