Perché si chiama Regavim
il blocco di Israele a Gaza
Al valico di frontiera di Rafah tra Gaza ed Egitto, parzialmente aperto per alcuni palestinesi dopo una chiusura di 18 mesi, l’esercito israeliano ha istituito un posto di blocco chiamato “Regavim”.
Per l’analista Mohannad Mustafa, il nome “Regavim” non è casuale: «In ebraico, Regavim significa ‘zolle di terra’ o appezzamenti di terreno coltivabile. Ma non è solo una parola. È un innesco per la memoria collettiva sionista del riscatto della terra». Il termine, infatti, è legato alla canzone sionista per bambini “Dunam Po Ve Dunam Sham”, che fu un inno per il primo movimento di colonizzazione. Il testo celebra l’acquisizione della terra: «Dunam qui e dunam là / Zolla dopo zolla (Regev ahar regev) / Così redimeremo la terra del popolo».
Mustafa ha spiegato: «Con il nome ufficiale “Regavim” del corridoio di Rafah, stanno presentando la loro presenza a Gaza non come una missione di sicurezza temporanea, ma come una forma di ‘redenzione della terra’, identica all’ideologia dei primi pionieri».
Il nome ha anche un legame diretto con gli attuali artefici delle politiche di annessione di Israele e cioè il movimento “Regavim”, l’Ong cofondata nel 2006 dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che è stata la forza trainante dell’espansione del controllo israeliano nella Cisgiordania occupata.
Un’inchiesta del 2023 del quotidiano israeliano “Haaretz” aveva già illustrato come l’organizzazione fosse diventata il «funzionario dell’intelligence» di Israele, utilizzando droni e dati sul campo per mappare e demolire le strutture palestinesi nell’Area C, il 61% della Cisgiordania occupata sotto il pieno controllo israeliano.
Mustafa ha sostenuto che applicare questo nome al valico di Rafah segnala il trasferimento del modello di “amministrazione civile” dalla Cisgiordania a Gaza. «Ciò suggerisce che Gaza non è più un’entità separata, ma un territorio da gestire con gli stessi strumenti utilizzati per impedire la creazione di uno Stato palestinese in Giudea e Samaria»: ha concluso Mustafa, utilizzando i termini israeliani per la Cisgiordania.



