A Tavola

Si chiama Fulmine il missile turco
con gittata di 6mila Km

La Turchia ha presentato il modello di un missile balistico intercontinentale (ICBM) finora sconosciuto, denominato Yildirimhan (Fulmine). Il modello a grandezza naturale di Yildirimhan è stato esposto al Salone Internazionale della Difesa e dell’Aerospazio SAHA 2026 di Istanbul. Il ministero della Difesa turco afferma che il missile potrà trasportare una testata di 3 tonnellate, con una gittata di 6.000 chilometri, e alimentato da quattro motori a razzo, con propellente liquido, una combinazione di tetrossido di azoto e idrazina.

«Questo significa – spiega Tommaso Newdick, analista di The War Zoneche il missile dovrebbe essere rifornito di carburante prima del lancio. Di conseguenza, il suo tempo di risposta sarebbe ridotto rispetto a un’arma a propellente solido. Ciò renderebbe inoltre il missile molto più vulnerabile agli attacchi preventivi e più complesso da gestire».

Attualmente, tra le nazioni NATO in Europa, soltanto la Turchia possiede un missile convenzionale lanciato da terra con una gittata superiore a 300 chilometri: il missile balistico a corto raggio (SRBM) di produzione locale Tayfun (precedentemente Bora-2).

La posizione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan è nota: «Come Turchia, ci troviamo in una posizione geografica di grande importanza strategica, nel cuore di tre continenti, dove la lotta globale non manca mai… la prima condizione per la sopravvivenza in una geografia del genere è la deterrenza». La Turchia sta lavorando a un missile balistico a medio raggio (MRBM), noto come Cenk, con una gittata di 2.000 chilometri, che soddisferebbe l’ambizione espressa da Erdogan.

«Bisogna considerare – ha fatto presente Newdick – che la Turchia ha mezzi limitati per testare un missile con una gittata di 6.000 chilometri. Il principale poligono di tiro missilistico turco si trova sul Mar Nero, ma la distanza da est a ovest è inferiore a 1.000 chilometri. Ciò richiederebbe il lancio di missili a lungo raggio con una traiettoria parabolica ripida, una tecnica che la Corea del Nord ha ripetutamente utilizzato per i suoi test missilistici».

E’ stata anche ventilata la possibilità di sviluppare un cosmodromo in collaborazione con la Somalia, in modo da lanciare missili balistici, nonché vettori spaziali, nell’Oceano Indiano.  Nel frattempo, si fa spazio la creazione di un deterrente missilistico balistico convenzionale strategico da contrapporre a un nemico nucleare, un concetto che l’Iran ha adottato quando è stato aggredito dagli USA+Israele.

«Finora – conclude la nota della rivista online TWZnon ci sono indicazioni che la Turchia possa mirare allo sviluppo di testate nucleari, dato che Ankara si è sempre affidata alla difesa collettiva della NATO e alle garanzie nucleari statunitensi sin dalla Guerra Fredda. Tuttavia, il nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM) potrebbe rappresentare un potenziale trampolino di lancio verso tale capacità, qualora le priorità dovessero cambiare. Questa è una realtà già emersa nel caso della Corea del Sud e del suo programma di sviluppo di missili balistici».

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