Meta censura Teheran
a favore di Washington-Tel Aviv
Israele ha chiesto a Meta di rimuovere da Facebook e Instagram i post che esprimevano sostegno all’Iran, opposizione a Israele e persino immagini dell’impatto di missili iraniani. Meta Platforms è la multinazionale fondata da Mark Zuckerberg che controlla social network e app di messaggistica come Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger. Il governo di Tel Aviv ha segnalato a Meta diversi materiali relativi alla guerra, tra cui post che esprimevano cordoglio per la morte dell’ayatollah Khamenei, assassinato da Stati Uniti e Israele il primo giorno del conflitto, contenuti a sostegno delle rappresaglie iraniane e account iraniani che condividevano analisi militari e propaganda favorevoli alla posizione del governo di Teheran.
La rivista on-line The Intercept ha riportato che, alla domanda su quante richieste di rimozione di contenuti relativi all’Iran fossero state accolte dall’inizio della guerra, Meta non ha risposto. E non ha risposto nemmeno il ministero della Giustizia israeliano.
L’attività di lobbying di Israele sui social media non è una novità (https://www.pastaepatate.eu/bollente/7-000-dollari-per-ogni-post-che-difende-israele/). Dai documenti esaminati da The Intercept, risulta che l’Ufficio del Procuratore Generale israeliano presenta regolarmente denunce alle piattaforme di social media per conto delle agenzie di sicurezza statali in merito a contenuti ritenuti illegali o che promuovono il “terrorismo” (https://www.pastaepatate.eu/a-tavola/e-israele-va-allattacco-con-la-disinformazione-online/).
Non soltanto Meta classifica arbitrariamente il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane come “Organizzazione Pericolosa” e vieta agli utenti di esprimere opinioni positive sulle sue azioni, quanto non pone alcun divieto per gli utenti che elogiano le aggressioni israelo-statunitensi con annesse stragi.
Secondo The Intercept, Israele avrebbe fatto pressioni su Meta affinché limitasse la pubblicazione di immagini di danni bellici all’interno del suo territorio, ricalcando una politica di censura dei media israeliani che impedisce ai giornalisti di documentare l’impatto delle armi senza l’approvazione militare. I documenti esaminati da The Intercept mostrano che Israele ha chiesto la rimozione di contenuti relativi alla guerra contro l’Iran usando esattamente lo stesso linguaggio, che evocava l’attacco di Hamas del 7 ottobre, che aveva utilizzato quando aveva richiesto la censura di discorsi filo-palestinesi e anti-israeliani in tutto il mondo durante il genocidio di Israele a Gaza.
In breve: un’azienda con sede in California può decidere cosa sia o non sia lecito esprimere per miliardi di utenti in tutto il mondo, dei quali solo una piccola parte è americana.



